Storie avvolgibili_VELOCISSIMI

Velocissimi

Diego Alverà racconta i miti della velocità

La velocità. La velocità ci ha stregato per tutto il Novecento perché ha rappresentato il futuro, perché lì correvano la modernità e l’eccellenza della performance.
La storia della velocità è parte di noi.
È la storia del desiderio di oltrepassare i limiti, di andare oltre.
È la storia di piloti, stregati dall’urgenza della sfida, disposti a tutto pur di mettere il muso della propria monoposto un centimetro davanti a tutti.
È la storia di vite esuberanti, di uomini e donne forti e fragili, figli di ossessioni ma anche di fatali incertezze.
Ogni quindici giorni un pilota e la sua storia vi aspettano.

Credits:

Testo di Diego Alverà
Voce di Diego Alverà
Musiche originali di Niccolò Ferrari
Post produzione e sound design di Niccolò Ferrari

Post produzione e ricerche di Biagio de Manincor e Ultimo Piano
Sigla di Ultimo Piano
Voce sigla di Andrea Diani
Produzione di Pensiero visibile e Osteria Futurista

Diego Alverà racconta come
è nata la serie Velocissimi.

Esplora il mondo dei Velocissimi

Guarda il trailer della serie.

Jo Siffert

Tanto era forte l’amore per la corsa e la velocità, che Jo Siffert iniziò a vendere fiori ai ristoranti per mettere insieme i soldi necessari a comprare un Gilera 125. Sì perché l’avventura del pilota svizzero inizia sulle due ruote. Ma da dove arriva questa tenacia?

A dodici anni il padre lo porta a vedere il Gran Premio di Formula Uno di casa ed evidentemente Jo la velocità ce l’aveva nel DNA. «Il mio hobby preferito», amava dire, «è il lavoro» a differenza di tanti colleghi che secondo lui alternavano i weekend di corse all’ozio. C’erano tutti gli ingredienti per assistere all’ascesa di un campione d’altri tempi, bravo in pista quanto con la chiave inglese in mano. Ma il 24 ottobre 1971 la sorte era tra gli spalti del circuito britannico di Brands Hatch, nel Kent, e aveva occhi solo per il casco rosso crociato di Siffert e quei suoi caratteristici baffi da colonnello. 

Giovanni Salvati

Giovanni era nato per correre. Astro nascente dell’automobilismo degli anni ’70, passato dalle serie minori alla Formula 2, era ormai pronto a diventare un protagonista della Formula 1 quando il destino si mise di traverso. Metodico in officina, coraggioso in pista, Salvati comprese prima di altri che il futuro si chiamava aerodinamica e dedicava grandi sforzi in fase di progettazione.

Il 14 novembre 1971 Giannino ha da pochissimo compiuto trent’anni. Quel giorno si corre a Porto Alegre per il Trofeo Brasileiro di Formula 2. L’asfalto è disastrato, la sabbia portata dal vento lo rende anche scivoloso, i guard rail che dovrebbero proteggere i piloti sono troppo alti e rischiano di trasformarsi in lame mortali in caso di incidente. Ed è proprio quello che accade quando la March di Salvati perde aderenza durante un sorpasso…

Eugenio Castellotti

E se quando finalmente pensi di avercela fatta e di aver riscattato quanto dovuto da una vita precedente, la sorte e il dio della velocità di girano le spalle? Tragiche e sfortunate coincidenze segnano la vita di Eugenio Castellotti, a cominciare dal rapporto con il padre, prima inaspettatamente ritrovato e poi motivo di tensione, perché contrario alla passione del figlio per le corse. Il suo giovanile entusiasmo, che si traduce in ardore in pista,

deve fare i conti con l’incontro tragico con Ascari, poi con ritiri, incidenti, ordini di scuderia e una storia d’amore intensa e complicata con la promettente stella del palcoscenico con Delia Scala.

Poi, le ombre sul circuito di Modena, dove Eugenio era corso a provare la nuova 801 per provare a battere il record della pista e far luccicare gli occhi a Enzo Ferrari mostrando il proprio talento.

Clay Regazzoni

Gian Claudio Regazzoni era un pilota audace ed entusiasta, Enzo Ferrari lo volle nella sua scuderia proprio per quello stile impetuoso e brillante. In gioventù aveva trascorso giornate intere con le mani sporche di olio nell’officina di famiglia e proprio questa conoscenza dei motori era l’origine di tanta audacia a ogni curva. Al pari di Hunt, Stewart e Fittipaldi, Clay è stato l’icona del pilota di Formula Uno

negli spigolosi anni Settanta: sprezzante del pericolo in gara, aggressivo al volante, guascone e irresistibile nei party mondani a cui raramente mancava. Perché Clay non era soltanto un pilota, ma un uomo di spirito che prendeva la vita sempre per il suo lato migliore, tagliando curve, cordoli e tutte le situazioni critiche regalategli dal destino.

James Hunt

James Hunt era una rockstar, era l’uomo in un mondo di cavalieri, con sé portava anche tutte le debolezze e i vizi che lo contraddistinguevano. Viveva la vita con la stessa velocità con cui correva in pista, spesso anche più veloce. Non si preoccupava delle convenzioni, degli avversari, dei commissari di pista.

Quel piede sempre sul gas non gli serviva per tagliare il traguardo, ma per testare i limiti dell’asfalto. La sua carriera è la parabola di una meteora, fugace e luminosa, accompagnata da belle donne, alcool e due pacchetti di sigarette sempre in tasca.

Carlos Pace

Disinvolto, disponibile e affabile, Josè Carlos Pace è stato uno dei più promettenti talenti della Formula Uno degli anni Settanta.

Il pilota brasiliano ne ha incarnato con stile lo spirito più contagioso, quello che per un decennio segnò le piste e i paddock, i drammi e le imprese, le gioie e gli incerti, le vittorie e le sconfitte.

Lorenzo Bandini

Lorenzo Bandini ha sfidato la velocità in anni difficili e sfortunati facendo i conti con rovesci, illusioni e speranze. Dai cockpit delle sue monoposto ha fronteggiato vertigini e vibrazioni, vittorie e sconfitte cercando di resistere con determinazione a una rocambolesca teoria di rotture e ritiri che arrivò infine a minarne fatalmente fiducia e credibilità.

Quel destino incerto finì per influire sui tratti più riflessivi del suo carattere, sino a plasmarne spinte ed eccessi, sino a permearne scie e traiettorie.
Quel destino avverso infine lo strinse a sé in un vortice di eventi sino ad un tragico epilogo.

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