La rinascita della dimensione orale: da Omero ai podcast

In un contesto in cui ogni persona è un mondo di desideri e tensioni esistenziali a sé stanti, e gli strumenti di comunicazione, soprattutto nella sfera digitale, si sono moltiplicati in maniera vertiginosa, l’unico modo per vincere la sfida dell’attenzione creando coinvolgimento è comunicare attraverso un racconto che sia rilevante per chi mi ascolta. Questo racconto può assumere forme diverse, testuali, visive e anche sonore. 

Nel mondo pre-internet la forma testuale ha lungo dominato, resa replicabile grazie alle tecnologie della scrittura e della stampa. Successivamente la nascita del media televisivo ha spostato drasticamente l’attenzione sul mondo delle immagini, e questo predominio è rimasto saldo e poi aumentato a dismisura con l’introduzione del computer e degli smartphone, che rendono foto e video immediatamente e continuamente disponibili sugli schermi attraverso cui viviamo ormai una parte rilevante della nostra vita.

Negli ultimi anni stiamo assistendo però a un movimento in controtendenza, per cui la dimensione dell’audio, e in particolare del racconto audio fruibile sui device digitali, stanno vivendo una crescita di interesse notevolissima, legata in particolare al mondo degli audiolibri e dei podcast.

Le ragioni di questo fenomeno sono principalmente due:

  • a causa del loro stile di vita veloce e multitasking le persone cominciano a stancarsi degli schermi, che richiedono di occupare mani e occhi per essere utilizzati. Una ricerca di Spotify riporta che una persona intervistata su tre ascolta i podcast perché non hanno uno schermo, e le tecnologie cosiddette hand free, governate cioè da comandi vocali come gli smart speaker, stanno conoscendo una rapida crescita nel mercato;
  • a livello neuroscientifico, parecchi esperimenti hanno dimostrato in maniera inequivocabile che i contenuti audio narrativi determinano riposte fisiologiche rilevanti, come aumento del battito cardiaco e della temperatura corporea, perché attivano nel cervello processi immaginativi e di co-creazione del racconto molto più intensi e concreti di quando guardiamo passivamente un video. Quando ascoltiamo le informazioni arrivano al cervello in modo più diretto e completo, ed è facilitata un’immediata comprensione generale di quello che stiamo ascoltando.

Quello a cui stiamo assistendo, nell’affermarsi di questo trend, è però un fenomeno culturale più ampio legato al ritorno di interesse per la dimensione orale del racconto e della trasmissione del sapere, che peraltro﹣strettamente intrecciata con l’attitudine narrativa di cui si parlava sopra﹣appartiene da sempre alla specie umana. 

Paradossalmente in un futuro non troppo lontano la tecnologia della scrittura potrebbe venire abbandonata in favore delle tecnologie audio, e questo non fermerebbe ma anzi addirittura rafforzerebbe l’utilizzo della comunicazione in forma di racconto, chiudendo un cerchio iniziato migliaia di anni fa con i poemi omerici e tutte le grandi narrazioni delle mitologie umane.

In questo contesto, l’incredibile crescita di interesse per il podcast a cui abbiamo assistito in Italia negli ultimi due anni﹣ma il fenomeno è già in atto almeno dal 2014 nei paesi di lingua anglofona﹣acquista un senso decisamente più complesso. 

I podcast infatti se da una parte sono un prodotto tipico del nostro veloce lifestyle contemporaneo, vissuto in mobilità e in modalità multitasking, dall’altra devono il loro successo proprio all’utilizzo degli antichissimi meccanismi narrativi descritti sopra, capaci di creare emozioni e coinvolgimento tali da dare assuefazione anche grazie al potere della voce.

Proprio per questo possono davvero definirsi podcast solo i prodotti audio che vengono progettati con questi presupposti, anche e soprattutto nel campo dei branded podcast realizzati per le aziende: un podcast aziendale funziona infatti﹣nel senso che viene ascoltato e coinvolge gli ascoltatori﹣solo se se riesce ad estendere i territori narrativi autentici dei brand attraverso un racconto in cui i pubblici si immedesimano, non certo se è solo la versione audio di un comunicato istituzionale o commerciale. 

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